
La motivazione innesca un circolo virtuoso dove visione, responsabilità e consapevolezza di sé contribuiscono a definire un percorso che può portare al raggiungimento di obiettivi anche molto ambiziosi.
L’automotivazione – o motivazione intrinseca – è un processo che si innesca nel momento in cui lo sportivo decide di alzare l’asticella dei propri limiti, prefiggendosi degli obiettivi sempre più ambiziosi. Tuttavia, essere semplicemente motivati non basta: la motivazione va infatti allenata.
Quando alleniamo l’automotivazione abbiamo la spinta giusta per gestire gli sforzi e la fatica nel lungo termine, riusciamo a tenere duro, senza mai perdere di vista il punto di arrivo del percorso intrapreso. Attenzione, però: la motivazione intrinseca è ben diversa da quella estrinseca. Quest’ultima, infatti, non nasce dalla passione profonda, bensì da una serie di fattori “complementari” ad essa come il desiderio di notorietà, le pressioni da parte di persone che hanno influenza su di noi, oppure il denaro. Si tratta, in questo caso, di incentivi a breve termine, di immediate ricompense che nulla hanno a che fare con la spinta profonda verso quel determinato obiettivo. Ma quale potrebbe essere un grande obiettivo che muove un processo di automotivazione? Per un climber professionista come Ludovico Fossali, partecipare alle Olimpiadi è sicuramente un grande obiettivo che innesca un processo di automotivazione.
Ludovico, già campione del mondo nella categoria speed 2019, è diventato un climber professionista attraverso un percorso lungo e consapevole, non privo di difficoltà e battute d’arresto. La decisione di dedicarsi completamente all’arrampicata è stata una scelta responsabile e maturata nel tempo, sostenuta da una fortissima passione, ma anche da un team di lavoro che lo ha sostenuto e fatto crescere come persona e come atleta.
Quest’anno sarebbe dovuto partire per Tokyo 2020, ma la pandemia ha stravolto – anche – i suoi piani. Partendo dal tema delle Olimpiadi, ho colto l’occasione per fare due chiacchiere con lui e parlare di motivazione, di obiettivi e dell’importanza di tenere duro di fronte agli imprevisti. Ecco il suo contributo.
1. L’esperienza della pandemia ha stravolto le abitudini di tutti, in particolare di voi atleti alle prese con il sogno delle Olimpiadi, rinviate al 2021. Come tutti, anche tu ti sei ritrovato a dover spostare questo importantissimo impegno di un anno . Come hai gestito e stai gestendo questo improvviso cambio di tempistiche rispetto ad un obiettivo così importante?
Per me, il significato di motivazione è racchiuso in una sola parola: Olimpiadi. Con lo spostamento al 2021, non sento più la pressione che si avverte quando si è sotto gara, ma la concentrazione resta molto alta. Le Olimpiadi sono un evento talmente tanto più grande di me che devo lavorarci davvero tanto per raggiungere quella “grandezza”. Quindi, in ogni allenamento, la concentrazione e la motivazione sono sempre al massimo. Ovviamente ci sono le giornate “no”, ma anche questo fa parte del processo e l’obiettivo deve essere sempre ben chiaro e definito nella testa.
Tutto ha inizio con una visione: è il termine ultimo di un percorso già chiaro nella propria mente, il punto di arrivo di un processo lungo e caratterizzato da obiettivi intermedi.
Il nostro cervello è notoriamente predisposto ad essere pigro e tendente a procrastinare. Sta a noi stimolarlo, attivarlo e spronarlo a fare cose sempre diverse ed uscire dalla zona di comfort. Questo meccanismo si attiva attraverso le emozioni: nel momento in cui esse sono libere, nella nostra mente si crea un’immagine che rappresenta ciò che desideriamo essere come persone/atleti/squadra. Lo scopo della Visione è raccogliere in una proiezione di sé il “perché” di un’impresa (cosa vogliamo raggiungere, quale segno vogliamo lasciare, che messaggio vogliamo trasmettere). Decidere “di pancia” vuol dire ascoltare le proprie emozioni: nel momento in cui lo facciamo, iniziamo a muovere dell’energia, ci predisponiamo a fare e cominciamo a concretizzare ciò che fino a quel momento abbiamo solo immaginato.
Tuttavia, per avviare questo processo occorre un motore performante. La motivazione è il miglior motore mai esistito, poiché è costruita con i componenti che sono le nostre capacità fisiologiche, emotive e cognitive. Allenare la nostra automotivazione vuol dire mantenere altissimi l’interesse e la concentrazione verso ciò che piace, riuscendo a gestire situazioni di stress e tensione, come quando si affronta una gara. L’obiettivo è sempre lì, chiaro e visibile, e ci permette di tenere duro e dare il massimo durante una prestazione.
2. Come gestisci la motivazione, la concentrazione e l’allenamento quando ti prefiggi obiettivi a lungo termine come le Olimpiadi?
La motivazione è fondamentale per tenere la testa ben salda su ciò che si fa e dare davvero il massimo. Ho sempre detto che in gara il 70% lo fa la testa e il 30% il fisico. Una volta raggiunti gli alti livelli – nella speed, nel mio caso – o hai il fisico o altrimenti non saresti arrivato fin lì. Da qui in poi, tutto il resto lo fa la testa. Per la lead e il boulder è un po’ diverso, perché per ottenere un buon risultato la preparazione atletica deve essere davvero notevole: in questo caso, direi un 40% fisico e un 60% testa.
Aspettative troppo alte o troppo basse, questo è il problema. Al di là delle prestazioni, essere consapevoli di sé e delle proprie capacità è il primo passo per intraprendere un percorso diretto verso i nostri obiettivi. Essere consapevoli vuol dire entrare in contatto con le proprie emozioni, conoscere i propri punti di forza e di debolezza, riconoscersi nei propri valori e nelle proprie potenzialità e rendersi conto di come tutte queste cose abbiano effetto su di noi e su ciò che facciamo.
Allenare la consapevolezza ci serve anche a gestire gli imprevisti e le battute di arresto, accogliendo positivamente tutto ciò che non possiamo controllare. In questo modo riusciamo a tenere alta la concentrazione e a non perdere di vista il lavoro che stiamo facendo.
3. Lavorare sugli aspetti mentali per gestire una ripresa dopo un infortunio non è mai semplice. Qual è stata la tua esperienza a riguardo e che consigli ti senti di dover suggerire a chi si trova a dover riprendere dopo uno stop forzato? Ho conosciuto la mia psicologa dopo aver avuto un incidente in auto all’inizio del 2018. Ho riportato una microfrattura al pollice, niente di grave ma 20 giorni di stop con conseguente riabilitazione. In quell’occasione mi sono “preso male” per tutto l’anno: mi sentivo indietro rispetto agli altri, mi allenavo il doppio e arrivavo alle gare teso e stanco, con delle aspettative molto alte (forse troppo), poiché nel 2017 avevo ottenuto il primo e il terzo posto in coppa del mondo.
È stato l’anno più difficile per la mia carriera. Così ho deciso di intraprendere questo percorso: la prima cosa che mi ha assegnato è stato uno strumento per la consapevolezza. Essere consapevole che quei 20 giorni e la riabilitazione non pregiudicavano la mia vita e i miei obiettivi. Così piano piano ci ho lavorato e ho raggiunto la medaglia. Una cosa che mi sento di consigliare a chi si trova in una situazione di infortunio è: cercare di prenderla con leggerezza, perchè sono cose che possono capitare a chiunque. Saltare qualche competizione non è la fine del mondo, piuttosto è importante imparare a prendersi il proprio tempo per rimettere tutto a posto, una cosa che devo ancora imparare a fare”.
Quest’estate hai chiuso il tuo primo 6c? Ottimo lavoro! Rispetto alla visione ideale che hai di te stesso come climber, è il caso di pensare ad un prossimo progetto e, quindi, lavorare su una serie di step che ti permetteranno di alzare il grado.
Come già detto, la motivazione va allenata: questo vale per tutti, professionisti e amatori. Tuttavia, essere semplicemente motivati non basta: per riuscire a concretizzare la visione che abbiamo, è necessario avere degli obiettivi funzionali a tale raggiungimento.
Se credi fortemente nel raggiungimento di un obiettivo finale, allora significa che:
In questo caso, la tua motivazione è in linea con valori ed obiettivi e diventa sempre più forte: significa che non stai semplicemente facendo ciò che ti piace, ma ciò in cui credi.
Raggiungere un obiettivo richiede una serie di elementi complementari che bisogna sviluppare o potenziare e cioè:
La programmazione degli obiettivi nello sport è una delle attività che può risultare di fondamentale importanza per l’andamento dell’intera stagione agonistica. Di conseguenza, prefissarsi degli obiettivi è un metodo infallibile per migliorare le proprie prestazioni e può essere applicato a tutti i livelli.
Gli obiettivi permettono una facile valutazione delle prestazioni e offrono una panoramica più precisa delle proprie abilità di allenamento. Allo stesso tempo, aiutano a sostituire la noia con la sfida, dando la carica. Man mano che raggiungerai i tuoi obiettivi, la motivazione aumenterà, le paure e lo stress saranno sostituite da concentrazione e fiducia. Il tuo allenamento non sarà più ripetitivo e noioso, ma una continua sfida con te stesso, provare per credere!
4. Quanto è importante avere degli obiettivi chiari? Quanto ritieni che sia importante la preparazione mentale?
La motivazione è fondamentale, ma è altrettanto importante tenerla viva, alimentarla. Per questo bisogna darsi sempre degli obiettivi, soprattutto quest’anno, con l’Olimpiade saltata. Oltre alla motivazione e agli obiettivi c’è la voglia di fare bene e di condividere tutto il percorso con il mio team di lavoro.
Arrampichiamo perché arrampicare ci rende felici. E’ la nostra passione, il nostro sfogo, il nostro metro con cui misuriamo il rapporto che abbiamo con noi stessi e con la realtà che ci circonda. Abbiamo compreso che senza la visione non c’è sufficiente motivazione, la quale deve essere sostenuta dagli obiettivi e da una buona consapevolezza di sé. Ma c’è un ingrediente essenziale e trasversale a tutte le fasi del processo: è la positività, il bicchiere mezzo pieno, il rovescio della medaglia.
5. Trovare la giusta motivazione dentro di sé e ricevere stimoli continui dal team, dalle relazioni e dai compagni di scalata: queste sono due leve importantissime per lavorare al meglio delle proprie potenzialità.Quanto beneficio trai dall’una e dall’altra?
Noi arrampicatori siamo stati fortunati ad accedere alle Olimpiadi, ma abbiamo avuto poco tempo per prepararci, perché abbiamo saputo che l’arrampicata sarebbe diventata disciplina olimpica solo nel 2018. Quindi, “solo” 2 anni per potersi preparare. Volendo vedere il lato positivo, con questa situazione abbiamo un anno di tempo in più per prepararci, ripensare le tabelle di allenamento e, nel mio caso, lavorare sempre meglio sulla lead e sul boulder per sostenere la combinata.
Oltre a questo, è determinante il ruolo del mio team: mi sono affidato ad una buona squadra di lavoro che mi carica sempre e mi fa venire voglia di “spingere” al massimo. Questo mi rassicura e mi dà molta carica, poiché sono tutte persone preparate, che credono in me e di cui mi fido.
Il messaggio è chiaro: essere positivi vuol dire accogliere gli eventi con entusiasmo, propositività e curiosità, presupposti essenziali per superare i momenti di crisi, le difficoltà e gli incidenti che, inevitabilmente, si imbattono lungo il cammino di ognuno di noi. Non possiamo controllare gli eventi: possiamo, però, trovare la spiegazione migliore e più funzionale,con l’intento di scovare il lato buono e sfruttarlo a nostro vantaggio.