Tecnico, educatore, comunicatore: la nuova veste dell’allenatore.

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– a cura di Luca Montanari



Nel corso degli anni, il mio ruolo di preparatore mentale mi ha portato sempre di più a dare prioritaria attenzione alle emozioni, relazioni e atteggiamento mentale, tre leve importantissime che permettono di vivere l’arrampicata (e qualsiasi altro sport) pienamente, massimizzandone i benefici. Perché siano davvero efficaci, queste tre leve devono essere ben presenti nell’approccio al lavoro di allenatori e tecnici, che quotidianamente si confrontano con i ragazzi e hanno un ruolo determinante nella loro crescita sportiva e performance agonistica.
Lavorando con questi professionisti, ho avuto modo di comprendere come la figura dell’allenatore abbia subìto dei profondi mutamenti negli ultimi anni e sia diventata molto più complessa che in passato. Oggi, per seguire squadre di giovani atleti, occorre davvero “farsi in quattro”: oltre a conoscere bene lo sport che si tratta ed eccellere negli ambiti tecnico e tattico, bisogna essere bravi educatori e comunicatori, per relazionarsi al meglio con una generazione che vive profondi cambiamenti. Nel nostro caso, sono fermamente convinto che non sia sufficiente conoscere bene l’arrampicata, ma è necessario avere una profonda conoscenza della persona, prima ancora che dell’atleta: solo così è possibile costruire un efficace piano di allenamento e di crescita, dove la componente tecnica resta saldamente legata a quella mentale e relazionale.
Gli eventi dell’ultimo anno legati alla pandemia hanno acuito la necessità di rivedere alcuni approcci relazionali ed educativi, proprio per dare supporto ad una categoria di persone (i bambini e gli adolescenti) particolarmente provati da un anno di distanze, limitazioni e confinamenti all’interno di 4 mura.
La figura dell’allenatore è chiamata a ricoprire un ruolo importantissimo sul piano delle relazioni e sulla motivazione dell’atleta e dell’intera squadra. La sua presenza deve diventare un riferimento determinante dal punto di vista umano prima ancora che tecnico: supportare e sostenere la persona, per permettere alla persona-atleta di performare al meglio delle sue possibilità. Questo, a caduta,deve ripercuotersi sull’intera squadra, favorendo un clima di positività, coesione, sostegno reciproco e energia.
Porre l’attenzione nel creare tra gli atleti un “clima motivazionale orientato sulla competenza” renderà quindi possibile un contesto più ricco di impegno, partecipazione reciproca e sentimento collettivo di appartenenza, dove le difficoltà e gli errori sono condivisi e accettati da tutti, oltre ad essere una parte costruttiva e fondamentale dell’apprendimento.
Lavorando in questa direzione, si è in grado di stimolare la motivazione intrinseca di ognuno, portando l’atleta-persona ad esprimere il meglio di sé anche nelle situazioni più impegnative. L’allenatore deve quindi prendersi il giusto tempo per dialogare con gli atleti e saperli ascoltare, cercando e trovando quel canale di comunicazione che permette di intercettare disagi e difficoltà e decodificarli. Gli allenatori “che piacciono” trasmettono sensazioni positive, sono sì preparati e competenti ma sono soprattutto dei bravi comunicatori; utilizzano uno stile autorevole ma allo stesso tempo sanno risolvere le difficoltà mettendosi dalla parte dell’atleta, aumentando così buon senso e autostima.
Da questo punto di vista diventa necessario, per un allenatore, dedicarsi ad una formazione continua su questo fronte: allenarsi all’empatia, all’ascolto attivo, all’intelligenza emotiva, alla comunicazione efficace. Tutti strumenti che valgono tanto quanto anni ed anni di esperienza di preparazioni tecnica.
Per approfondire l’argomento, ci ho tenuto a coinvolgere una voce autorevole nel panorama dell’arrampicata che è quella di Davide Battistella, medico, allenatore e presidente della Federazione Arrampicata Sportiva Italiana.

La pandemia ha completamente stravolto non solo le vite, ma anche la routine degli atleti. Palestre chiuse, allenamenti improvvisati in casa, gare posticipate a date da destinarsi. Questo cambiamento ha sicuramente creato non pochi problemi. Tu ed i tecnici come avete visto i ragazzi affrontare questa prima fase? Come hanno reagito e stanno reagendo a questa situazione?
La pandemia ha travolto tutto il mondo sportivo e quindi anche la nostra federazione. Siamo riusciti in qualche modo, nonostante le chiusure, a tenere il contatto con i ragazzi (soprattutto quelli di alto livello) grazie alla tecnologia, seguendoli anche da casa. Nonostante le difficoltà, i ragazzi hanno risposto in maniera molto puntuale, dandoci lo stimolo a continuare. Quando abbiamo avuto la possibilità di riprendere gli allenamenti nel centro Federale di Arco siamo riusciti a mantenere una certa continuità proprio perchè non siamo mai stati completamente fermi. In questo modo ci siamo potuti preparare ad una stagione operativa come quella che stiamo affrontando in questo momento.
Per un atleta la concentrazione è un elemento fondamentale da allenare. Purtroppo i giovani di oggi (e non solo i giovani) subiscono moltissimo il fattore “distrazione” dato dall’uso continuo di smartphone, tablet, computer, social network. Come si ripercuotono queste distrazioni negli atleti di oggi? Quali sono le principali differenze rispetto a quelli di vent’anni fa?
Connessi sempre e ovunque, i ragazzi sono sicuramente più soggetti a distrazioni continue, ma dire che 30 anni fa c’erano meno distrazioni non è proprio esatto: ce n’erano di altre tipologie. È ovvio che la tecnologia porta ad una serie di problematiche che devono essere gestite: gli allenatori, infatti, al momento del allenamenti invitano i ragazzi a non utilizzare i loro dispositivi e lo fanno in maniera sistematica, proprio per preservare un ambiente di concentrazione. in alcuni casi, smartphone e tablet vengono ritirati e consegnati alla fine degli allenamenti.

Dal tuo punto di vista e in base alla tua esperienza, come si rapportano gli atleti di oggi rispetto al concetto di motivazione, intesa come spinta ad agire verso un determinato obiettivo?
Rispetto al passato, oggi i ragazzi hanno più consapevolezza dei loro obiettivi e del concetto stesso di performance in gara. Sanno cosa devono ottenere e hanno ben chiare tutte le dinamiche di una competizione.

In ambito di motivazione ‘esterna’, come inquadreresti oggi il ruolo dei tecnici?
Ci sono delle differenze rispetto a qualche anno fa?
La Federazione lavora costantemente per avere dei tecnici preparati da tutti i punti di vista, in modo da supportare adeguatamente gli atleti che si avviano a competere ad altissimi livelli. Rispetto al passato è stato fatto molto, soprattutto dal punto di vista della formazione.
Vista l’evoluzione dell’arrampicata negli ultimi tempi e considerati anche i cambiamenti sociali determinati dalla situazione pandemica, quale pensi possano essere gli scenari futuri nel mondo dell’arrampicata e dello sport in generale?
Per il futuro ci auguriamo continuare a praticare l’arrampicata ad altissimi livelli, dal momento che ormai è disciplina olimpica. Il prossimo grande traguardo sarà Parigi 2024 e i ragazzi saranno concentrati su questo obiettivo.
L’esperienza della pandemia ha insegnato molto a tutti, anche nel modo di relazionarsi. I nuovi protocolli permetteranno di affrontare le competizioni con ordine e criterio, senza il rischio di riscontrare problematiche particolari.
Ai giovani atleti che sognano un giorno di poter indossare la maglia azzurra, che messaggio vorresti facessero proprio?
Prima di tutto, l’arrampicata (come tutti gli sport) deve essere divertimento. Un ragazzo che pratica sport ha sicuramente una vita salutare e la maglia azzurra è il coronamento di un sogno che ha alla base questo stile di vita, un obiettivo importante ma non esclusivo.
L’importante è fare sport nel modo migliore e in maniera consapevole, cercando di raggiungere il massimo nella maniera più sicura possibile. I grandi obiettivi animano le grandi prestazioni, ma alla base deve esserci sempre l’entusiasmo e la condivisione per ciò che si fa. Solo così i ragazzi potranno essere davvero motivati, positivi, resilienti e capaci di affrontare ogni tipo di difficoltà.

Se sei un allenatore e vuoi approfondire queste tematiche, contatta Luca Montanari scrivendo all’indirizzo luca@focusaction.it, oppure chiama il numero 335 6857151.

 

Luca Montanari
Arianna Del Sordo