
Ottima alleata, ma anche temibile rivale: la nostra mente determina la riuscita o il fallimento delle nostre performance in parete, ma anche delle nostre azioni nella vita di tutti i giorni. Gestirla si può, se si conoscono le regole del gioco.
Sviluppare le capacità mentali per migliorare le proprie prestazioni in ambito sportivo deve essere una parte integrante di un allenamento davvero completo, sia un amatore che per un atleta professionista. Per attivare questo tipo di allenamento ed alzare l’asticella delle nostre prestazioni occorre tenere a mente tre parole chiave: Passione, Consapevolezza e Responsabilità. Ma di cosa si tratta, esattamente?
Passione. È quella spinta motivazionale che ci fa alzare presto al mattino e ci sprona a rispettare rigorosamente le tabelle di allenamento, sopportando talvolta il freddo, la fatica, la stanchezza.
Consapevolezza. Attraverso l’allenamento delle nostre capacità mentali, diventiamo consapevoli di chi siamo e di cosa siamo in grado di fare. Comprendiamo pienamente quali sono i nostri punti di forza e di debolezza, le nostre abilità e le nostre risorse, anche quelle più nascoste,
Responsabilità. Come afferma John Whitmore, “ il miglioramento della performance non avviene se non quando la persona si sente responsabile”. Essere atleti responsabili vuol dire dedicarsi alla propria disciplina senza scuse ma anche senza eccessi, determinati a compiere tutte le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Essere appassionati, consapevoli e responsabili ci permette di migliorare come atleti e come persone, raggiungendo un importante traguardo di crescita che ci migliorerà la vita, oltre che le prestazioni sportive.
Ma come funziona il nostro gioco interno? Per capirlo, dobbiamo partire da questa formula:
Performance = Potenziale – Interferenze.
Perché questa formula funzioni, occorre ridurre al minimo tutti quei fattori di disturbo che possono distogliere la nostra attenzione dall’azione da compiere.
LE FASI DEL GIOCO.
In allenamento o in gara ci si trova ad affrontare due sfide:
Nella nostra testa, ogni volta che compiamo un’azione, giochiamo sempre e inevitabilmente un match basato sui pensieri che facciamo, sulle parole che ci diciamo, sulle immagini che ci proiettiamo, sulle sensazioni che percepiamo e su cosa ci concentriamo (focus).
Se non siamo completamente presenti e centrati (mente e corpo) sul movimento, la concentrazione (focus) si sposta sui pensieri (interferenze). Di conseguenza, l’azione che compiamo ne risente e, se non si riprende in mano la situazione, è molto probabile che il risultato che otterremo non sarà all’altezza delle aspettative. Quando si abbassa la guardia ed i pensieri negativi (pensieri sabotatori) disturbano la concentrazione, lo stato d’animo viene alterato e di conseguenza anche la fisiologia cambia in funzione di ciò che percepisce.
È impossibile essere privi di stati d’animo: fanno parte della nostra vita interiore, determinano l’andamento delle nostre giornate e segnano momenti della nostra vita. L’andamento degli stati d’animo è condizionato da fattori esterni ed interni. Qualunque sia la natura di questi fattori e le relative cause, occorre prendere consapevolezza ed imparare a gestirli. Per fare ciò, ci vengono in aiuto discipline come la mindfulness abbinata a tecniche di respirazione. Prendere consapevolezza è un atto di responsabilità che dobbiamo nei confronti di noi stessi: ci permette di individuare le interferenze che alzano il livello di inner game nella nostra mente, per rimanere efficacemente centrati su ciò che stiamo facendo.
“Abbiamo due menti, una che pensa, l’altra che sente. Queste due modalità della conoscenza, così fondamentalmente diverse, interagiscono per costruire la nostra vita mentale.” (D. Goleman).
E’ ormai chiaro: il più temibile avversario siamo noi stessi e, più precisamente, la nostra mente. L’inner game non è altro che il conflitto che si crea all’interno del nostro cervello tra mente conscia e mente inconscia. Tutte le nostre funzioni fisiche, mentali ed emotive vengono influenzate dalla nostra mente inconscia. La mente conscia corrisponde alla nostra parte razionale ed analitica: è la sede della consapevolezza e del libero arbitrio. La mente inconscia corrisponde alla nostra parte irrazionale: ciò non vuol dire che fa quello che vuole. Al contrario: segue esattamente tutto quello per cui è stata programmata ad eseguire, poichè è la sede delle nostre credenze.
Il primo passo, come già detto, è prendere consapevolezza di un duello interiore in corso. Successivamente, per un’azione davvero efficace, è opportuno agire su 4 macroaree:
fisiologia. Postura, movimenti, respirazione, tensione del corpo, voce: tutto ciò che genera la biochimica del corpo. Se gli stati d’animo influenzano la fisiologia e il corpo reagisce di conseguenza, allo stesso modo possiamo intervenire sulla fisiologia ed influenzare i nostri stati d’animo.
dialogo interno. È il linguaggio che usiamo quando parliamo a noi stessi.
concentrazione. È ciò su cui focalizziamo la nostra attenzione, la tendenza a rimanere sul momento presente, su ciò che stiamo facendo sospendendone il giudizio.
credenze limitanti. Sono le convinzioni che abbiamo da sempre ma che spesso non corrispondono alla realtà. Si tratta di situazioni di immobilità che vanificano l’efficacia del gesto, allontanandoci dal risultato sperato.
Più le emozioni che proviamo sono forti, più prevale la nostra parte irrazionale. L’inconscio ha un potere realizzativo immenso: per questo dobbiamo tenere ben presente questa cosa ed imparare a capire come sfruttare la forza dell’inconscio a nostro favore. Poiché avremo sempre a che fare con il nostro gioco interiore, sta a noi renderlo piacevole oppure rassegnarci ad una vera e propria battaglia. Se vogliamo accettare la sfida, dobbiamo lavorare su queste macroaree e mettere mente e corpo in condizioni di supportarsi vicendevolmente. Se vogliamo vincere, dobbiamo agire.